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Nel nostro paese abbiamo un livello di insolazione media che ci avvantaggia rispetto a molta parte dell'Europa. Nonostante la presenza del sole, l'Italia fotovoltaica soffre dei medesimi problemi che molti settori sperimentano: burocrazia di procedure inutilmente complicate, interessi di parte, distorsioni nell'informazione, assenza di organi di controllo e garanzia, inadeguatezza della politica.
Quest'ultimo problema è particolarmente importante in quanto è alla radice delle problematiche connesse alla legislazione sfavorevole. Il conto energia è stato un miracolo legislativo guidato dagli accordi europei sulle rinnovabili: dare la possibilità alle persone di utilizzare una delle forme di energia più distribuite e pulite che si conoscano e con un meccanismo di ristoro degli oneri per l'installazione di un impianto altrimenti troppo costoso è stata un'idea eccezionale, che ha avviato un intero settore industriale ed ha incrementato il PIL di molti paesi in crisi. Una soluzione che i governi dell'epoca hanno ratificato ed i cui impegni presi hanno potuto delegare al singolo cittadino, "scaricando", per una volta in senso buono, un impegno che la nazione aveva preso ratificando il protocollo di Kyoto.
Il primo errore della nostra classe politica è stato quello di attribuire all'incentivo del primo conto energia una rivalutazione ISTAT, con due conseguenze fondamentali: l'arricchimento eccessivo di soggetti che hanno avuto accesso alle prime tariffe incentivanti (ad oggi con le rivalutazioni siamo ad oltre 0,65 €/kWh) e la successiva brusca sterzata che ha portato alla tariffa fissa in moneta costante.
Come spesso accade nel nostro paese, ad un eccesso in una direzione segue una stretta eccessiva nella direzione opposta.
ll secondo errore, difatti, fu quello di considerare gli incentivi successivi a tariffa fissa per 20 anni con la conseguenza di rendere l'incentivo statale, fisso in moneta, particolarmente generoso a breve termine ma incerto a medio termine a causa della variabilità sia del costo dell'energia sia del costo del denaro.
Il terzo errore è stata l'impostazione data ai permessi per i grandi impianti su terreno fertile, i cui proprietari sono stati indotti a virare la propria redditualità complici agevolazioni assurde, specialmente in ambito agricolo, che si sono sommate a quelle per gli impianti fotovoltaici. La mancanza di regolamentazione uniforme ha privilegiato alcune regioni, sede di concentrazioni di impianti di grande taglia che hanno avuto il solo scopo di concentrare ed incrementare fondi di investimento.
Il risultato finale dell'operazione è quello di aver pagato ed installato, materiale in gran parte straniero, con cliente straniero, esportando per 20 anni fondi italiani GSE all'estero, senza alcun beneficio per la collettività o la filiera produttiva italiana.
Ed ecco, ancora una volta, una brusca virata all'italiana che ha penalizzato gli impianti su terreno, trascinandosi dietro tutto quanto "non su edificio" col termine "altri impianti", concetto corretto per fortuna all'ultimo momento introducendo una tariffa media per pensiline, tettoie, gazebi, serre e tutte le strutture di arredo urbano che sarebbero altrimenti state penalizzate dal terzo conto energia. Non privo di difetti, ma comunque a copertura triennale e con modulazione delle tariffe, il terzo conto energia privilegiava gli impianti su edificio e di conseguenza spingeva ad investimenti per impianti industriali su superfici di capannoni. Moltissime società iniziavano a proporre massicciamente formule di "affitto tetto", leasing di impianti industriali con l'effetto tra l'altro di produrre un innalzamento dei prezzi degli immobili o dei siti industriali che non giova alla crisi esistente.
L'errore davvero madornale, a nostro avviso, è stata la legge 129 "salva alcoa" che, com'era prevedibile e anche a causa dei mezzi d'informazione del tutto fuorvianti e dei più spregiudicati operatori del settore che hanno subito gridato alla fine degli incentivi, ha generato un'ondata di richieste di allaccio del tutto ingiustificata se comparata con l'effettiva diminuzione della tariffa incentivante.
Sono state fatte speculazioni sui prezzi dei prodotti in pronta consegna, sono stati messi sullo stesso piano soggetti perfettamente in regola con le pratiche del 2010 e tutta una serie di soggetti "dell'ultima ora" che non avrebbero mai avuto accesso alle tariffe incentivanti. Risultato: 2800 MW allacciati contro 2.000 MW previsti per il secondo conto energia, con altri 5.000 MW di richieste asseverate a dicembre 2010. Le oltre 50.000 relazioni di fine lavori asseverate sono state prodotte selvaggiamente ed il numero di controlli possibili con gli ispettori in forza al GSE è del tutto irrilevante rispetto al parco impianti.
Ne segue una ennesima brusca virata che, tra massima superficialità da parte degli organi legislativi e la totale mancanza di controllo sulle leggi e gli emendamenti in discussione, pone fine prematuramente al terzo conto energia dopo tre mesi di efficacia e con un preavviso di 60 giorni (Decreto Romani, cfr.foto).
Il solo fatto di sconfessare una pianificazione triennale, ridiscuterne le tariffe incentivanti e lasciar passare del tempo tra un conto energia e il successivo ha generato l'immediato blocco di tutti gli investimenti in corso in Italia, anche a cantieri già aperti, e la perdita di oltre il 60% del portafoglio clienti. Altra ondata speculativa si verifica sul materiale in pronta consegna, determinando fluttuazioni dei prezzi.

Le decisioni e gli intendimenti dei clienti per gli anni a venire sono stati irrimediabilmente destabilizzati dalla precarietà delle condizioni legislative. Parliamo al passato, perchè il quarto conto energia non può più, a causa dei precedenti, pretendere di dare alla clientela nè alle banche alcuna garanzia di stabilità o durata. Si è creato un precedente, un modo di fare che pesa come un macigno sulla professionalità e la serietà di coloro che, nel nostro paese, credono nell'energia solare e lavorano all'interno di un settore cruciale sia per l'economia che per il futuro energetico della nazione.