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Breve storia del fotovoltaico in Italia

AZIENDA

Il primo errore della nostra classe politica è stato quello di attribuire all'incentivo del primo conto energia una rivalutazione ISTAT, con due conseguenze fondamentali: l'arricchimento eccessivo di soggetti che  hanno avuto accesso alle prime tariffe incentivanti (ad oggi con le rivalutazioni siamo ad oltre 0,65 €/kWh) e la successiva brusca sterzata che ha portato alla tariffa fissa in moneta costante.

Come spesso accade nel nostro paese, ad un eccesso in una direzione segue una stretta eccessiva nella direzione opposta.

ll secondo errore
, difatti, fu quello di considerare gli incentivi successivi a tariffa fissa per 20 anni con la conseguenza di rendere l'incentivo statale, fisso in moneta, particolarmente generoso a breve termine ma incerto a medio termine a causa della variabilità sia del costo dell'energia sia del costo del denaro.

Il terzo errore
è stata l'impostazione data ai permessi per i grandi impianti su terreno fertile, i cui proprietari sono stati indotti a virare la propria redditualità complici agevolazioni assurde, specialmente in ambito agricolo, che si sono sommate a quelle per gli impianti fotovoltaici. La mancanza di regolamentazione uniforme ha privilegiato alcune regioni, sede di concentrazioni di impianti di grande taglia che hanno avuto il solo scopo di concentrare ed incrementare fondi di investimento.
Il risultato finale dell'operazione è quello di aver pagato ed installato, materiale in gran parte straniero, con cliente straniero, esportando per 20 anni fondi italiani GSE all'estero, senza alcun beneficio per la collettività o la filiera produttiva italiana.

Ed ecco, ancora una volta, una brusca virata all'italiana che ha penalizzato gli impianti su terreno, trascinandosi dietro tutto quanto "non su edificio" col termine "altri impianti", concetto corretto per fortuna all'ultimo momento introducendo una tariffa media per pensiline, tettoie, gazebi, serre e tutte le strutture di arredo urbano che sarebbero altrimenti state penalizzate dal terzo conto energia. Non privo di difetti, ma comunque a copertura triennale e con modulazione delle tariffe, il terzo conto energia privilegiava gli impianti su edificio e di conseguenza spingeva ad investimenti per impianti industriali su superfici di capannoni. Moltissime società iniziavano a proporre massicciamente formule di "affitto tetto", leasing di impianti industriali con l'effetto tra l'altro di produrre un innalzamento dei prezzi degli immobili o dei siti industriali che non giova alla crisi esistente.

L'errore davvero madornale
, a nostro avviso, è stata la legge 129 "salva alcoa" che, com'era prevedibile e anche a causa dei mezzi d'informazione del tutto fuorvianti e dei più spregiudicati operatori del settore che hanno subito gridato alla fine degli incentivi, ha generato un'ondata di richieste di allaccio del tutto ingiustificata se comparata con l'effettiva diminuzione della tariffa incentivante.
Sono state fatte speculazioni sui prezzi dei prodotti in pronta consegna, sono stati messi sullo stesso piano soggetti perfettamente in regola con le pratiche del 2010 e tutta una serie di soggetti "dell'ultima ora" che non avrebbero mai avuto accesso alle tariffe incentivanti. Risultato: 2800 MW allacciati contro 2.000 MW previsti per il secondo conto energia, con altri 5.000 MW di richieste asseverate a dicembre 2010. Le oltre 50.000 relazioni di fine lavori asseverate furono state prodotte selvaggiamente ed il numero di controlli possibili con gli ispettori in forza al GSE fu del tutto irrilevante rispetto al totale degli impianti autorizzati in "salva alcoa".

Ne segue una ennesima brusca virata che, tra massima superficialità da parte degli organi legislativi e la totale mancanza di controllo sulle leggi e gli emendamenti in discussione, pone fine prematuramente al terzo conto energia dopo tre mesi di efficacia e con un preavviso di 60 giorni (Decreto Romani, cfr.foto).
Il solo fatto di sconfessare una pianificazione triennale, ridiscuterne le tariffe incentivanti e lasciar passare del tempo tra un conto energia e il successivo (circa 2 mesi) ha generato l'immediato blocco di tutti gli investimenti in corso in Italia, anche a cantieri già aperti, e la perdita di oltre il 60% del portafoglio clienti. Altra ondata speculativa si verifica sul materiale in pronta consegna, determinando fluttuazioni dei prezzi.



Il passaggio tra terzo e quarto conto energia ha irrimediabilmente destabilizzato il quadro nazionale agli occhi dei clienti residenziali, industriali e degli investitori.
Il quarto conto energia nacque dunque con una copertura 2012-2016 ma con dei precedenti che pesavano come un macigno sulla precarietà normativa. Durante il primo anno di operatività, il governo Monti decise di intervenire prematuramente (febbraio-marzo 2012) cancellando l'incentivo per gli impianti su terreno agricolo. Questo provvedimento impedì di fatto di apprezzare la capacità di regolamentazione del settore già contenuta nel quarto conto energia per i grandi impianti su terreno, i cui "paletti" riguardavano sia le autorizzazioni uniche, sia le massime dimensioni dell'impianto rispetto al totale del terreno, sia i requisiti di installazione. Con il fallimento del registro grandi impianti ed il blocco degli incentivi si esaurirono completamente gli investimenti in Italia per i generatori fotovoltaici su terreno. Il mercato iniziò allora ad intensificare l'installazione su coperture industriali, spesso contenenti amianto, incrementando anche la diffusione dei contratti di "affitto tetti" ad opera degli investitori.
Ma non c'è tregua per il nostro settore: ad aprile 2012 venne discusso ed approvato il quinto conto energia, appena un mese dopo una serie di modifiche imposte dall'AEEG ai criteri di allaccio alle reti elettriche. Il quinto conto energia ridusse gli incentivi del 35% con un preavviso di due mesi, mentre i criteri di allaccio prevedevano l'introduzione di nuove soglie e nuove funzioni per gli inverter connessi alla rete, con effetto retroattivo su tutti gli impianti installati nel nostro paese di potenza superiore a 6 kWp.

Il quinto conto energia, con tutte le contraddizioni e le discussioni generate, si estinse a giugno 2013, lasciando il settore nella condizione necessaria di dover camminare con le proprie gambe e con il solo vantaggio di poter beneficiare di uno sgravio fiscale, almeno per i privati, del 50%. A fronte della conferma dello sgravio fiscale per tutto il 2014, purtroppo si sono abbattuti sul settore tutta una serie di interventi mirati a rallentare e frenare la naturale crescita del fotovoltaico italiano. A livello europeo il prezzo minimo dei moduli cinesi è stato mantenuto forzosamente alto, il che ha da una parte ridotto drasticamente le importazioni da tale paese ma dall'altra ha mantenuto comunque eccessivo il costo dei materiali europei. Per questo motivo i tempi di rientro dell'investimento, nel 2013, non sono stati esaltanti (7-8 anni col solo sgravio fiscale e risparmio in bolletta). Ma dobbiamo elencare molte altre misure inutilmente lesive per il nostro settore, delle quali ringraziamo (si fa per dire) i goverrni Monti e Letta.

  • revisione dei coefficienti convenzionali di perdita sulle reti

  • estensione della Robin Tax

  • commissioni introdotte per i servizi resi dal GSE

  • revisione dei coefficienti di ammortamento fiscale

  • inasprimento del regime IMU per gli impianti di media taglia con obbligo di accatastamento

  • introduzione di oneri di sbilanciamento

  • abolizione dei prezzi minimi garantiti per il ritiro dedicato

  • obblighi di retrofit per esigenze di sicurezza della rete (nuovamente)

  • riforma del trattamento fiscale degli investimenti in fonti rinnovabili da parte delle imprese agricole


 
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